venerdì 2 novembre 2012

Nuova linfa

Dov'è finito l'orto? Quello annunciato, urlato, ad inizio estate? 

Quest'anno mi ha dato soddisfazioni medie, e le ragioni sono molteplici: non ho preparato il terreno con la concimazione organica adeguata, ho cambiato idea in corso d'opera (e i morti mi dicono che queste cose non si fanno), il caldo è stato estenuante e le innaffiature, superati certi livelli, non bastano comunque. Sono tre errori gravi, e le colture non mi hanno perdonata. Sono morte l'uva spina (spostata due volte dopo il trapianto) e forse more e lamponi (lo vedrò la primavera prossima); Kaputt anche il melone (non so perchè, NON LO SO), piselli stentati e pochi (ma perchèccavolo ho usato i semi dell'anno precedente???), ed infine le melanzane, che mi suscitano un interrogativo grande come una casa: non sono cresciute di un solo centimetro per tutta l'estate, perdendo quei quattro fiori in croce che avevano messo su, a fatica.

Oggi, mese di novembre, mi vedo le piante cresciute, piene di fiori e con tre bei pomi viola pronti da cogliere.

Ho comunque mangiato ottime verdure, ho gioito dei successi, ma una cosa l'ho trovata crudele: il caldo mi ha ucciso le piantine di cavoli che avevo seminato, erano germogliate, e le avevo trapiantate nelle aiuole. Quella settimana sono arrivati i 40°, tutto è diventato giallo e sfinito. Ma c'è un però: ho ricomprato piantine già pronte, le ho tenute all'ombra e finalmente, in questi giorni, ho preparato nuove parcelle e messo a dimora (che termine bellissimo).


Questa passata stagione mi ha comunque permesso di ragionare sull'impianto generale, capendo quale sia la disposizione delle mie piccole aiuole per il futuro. Non è una cosa facile coniugare estetica e funzionalità in un posto così piccolo, ma penso di esserci arrivata. Allora ho scavato di nuovo, vangato e sciolto ancora, tirato su pietre e concimato. Ve lo presento in queste foto.
Sono pronta per l'inverno, e le mie piante con me.
E quindi: cavolfiori, cavolo nero, cavoletti di bruxelles

Lattughino da taglio, cicoria, insalata "Regina dei ghiacci"

porri 

e quelle melanzane che ancora non hanno voluto andarsene. 

Addirittura stanno rispuntando germogli di pomodoro e di basilico, autodisseminatisi (ma se li acchiappo e li metto in vasetti in casa, poi li potrò trapiantare a primavera per avere delle primizie??? Dovrò provare...).

Ovvio che poi ho ancora tutte le aromatiche schierate sull'attenti.

 


Questa sera sono uscita, già buio, per sostare in questo mio giardino. Ho sentito profumo di terra, silenzio e molta pace. La sensazione di leggerezza, la calma di "quando è tutto pronto" mi hanno fatto sentire una quiete ricca e profonda. Sono orgogliosa di coltivare la terra.    

domenica 7 ottobre 2012

Stufi di stufare (le stesse cose)


Stufare: verbo/religione di cottura che trovo fantastica e che vive i suoi fasti nelle prossime due stagioni...
Sì, ma cosa? Abbiamo stufato e ci siamo stufati di manzi nel vino, polli nella tajine, maiali sbronzi di birra e verdure tanto morbide da tagliarsi col grissino.
Vista la mia passione per l'insolito di questi ultimi tempi vado di seitan. 
Ricetta che mi sono inventata lì per lì in una sera che guardavo queste bistecchine vegetali comprate d'impulso perchè "in offerta, tanto poi qualcosa ci faccio", con un porro che stava per lasciarmi e altre verdure a far da contraltare. Mi è piaciuto e allora ve lo propongo.

Stufato di seitan e verdure invernali

Per tre persone:
- 4 bistecchine di seitan affettate "a spezzatino"
- 2 cipolle bionde tagliate in 8 spicchi
- 1 porro affettato a rondelle
- un paio di infiorescenze di broccolo divise a pezzetti
- 3 piccole carote (200 gr pulite) a dadini
- 1 cucchiaio di maizena
- 1 cucchiaio di salsa di soia 
- olio di sesamo (o di semi, non d'oliva)

Tirate fuori l'artiglieria pesante: è tempo di usare quella pentola figa che vi eravate comprate pensando di fare chissà cosa, dedicando i vostri pomeriggi un pò grimy a meditare, come nonne precoci, vicino ad una pentola sbuffante.
Imbiondire nell'olio le cipolle a spicchi con i porri; mettete anche la dadolata di carote e "salare" con la salsa di soia. Far ammorbidire per ca. 10' a pentola coperta e fuoco basso, aggiungendo eventualmente poca acqua. Aggiungere quindi i broccoli e coprire nuovamente per altri 10'. A questo punto immergete in pentola in seitan insieme a 250 ml d'acqua. Girare e spolverare con la maizena, facendola cadere da un setaccio; mescolare e coprire per altri 40'. A fine cottura assaggiare e regolare di sale e pepe. Ad libitum, speziate con ciò che vi piace di più.  


giovedì 27 settembre 2012

Di svolte e di radici...


Se penso che era dal 9 luglio che non aggiornavo...un po' mi vergogno...ma nemmeno tanto :-)
"Ho fatto cose" nel frattempo, come cambiare lavoro, andare in vacanza, avere le crisi di pressione bassa per i 40° dalle 8 del mattino, prendermi cura di me...
E rieccoci qui, pronti a ricominciare, come se fosse l'anno scolastico a fare il calendario.
Torno con qualcosa di un po' atipico, ma che era nell'aria, nella mia mente, da tempo. Diciamo che sento il bisogno di un cibo diverso, da qualche tempo; una svolta non dico vegan, ma certamente sulla cotè vegetale...ed ecco che, passeggiando sulle splendide mura di Lucca, durante la meravigliosa manifestazione Murabilia dedicata alle piante, trovo un libretto ispiratore: "Radici e tuberi in cucina", Terra Nuova Edizioni. "Oibò!" - esclamo io, e lo compro. Tra l'altro, è consigliato dal "Progetto vivere vegan" (????????????????).
Beh, è mooolto interessante; mi piace, non so...è insolito. Non l'ho ancora praticato molto, e mi riprometto di farlo, ma sono subito andata a provare qualcosa che veramente mi affascinava dai tempi in cui Esselunga l'ha inopinatamente tirato fuori sui banchi dell'ortofrutta. Signore e Signori..........: il DAIKON! 
Ed eccovi, riveduta e corretta, la

INSALATA DI DAIKON MARINATO CON SESAMO E NORI

Per 4 persone:
- 600 gr di daikon intero
- succo di 1/2 limone
- 3 cucchiai di olio di sesamo
- 2 cucchiai di acidulato di riso
- 1 cucchiaio di succo d'agave
- 1 cucchiaio di semi di sesamo neri e bianchi
- 1 foglio di alga Nori
- sale

Dopo aver girato mille città per procurarvi gli esotici ingredienti, pelate ed affettate sottile il daikon in rondelle e poi a mezzelune, irroratelo col limone e gli altri liquidi; salate. In un padellino di ferro tostate i semi di sesamo e poi lasciateli raffreddare (sennò si inzuppano e si ammosciano). Sulla fiamma passate il foglio di Nori facendogli cambiare colore da nero a verde, poi sbriciolatelo tra le mani, raccogliendolo su un tagliere. Aggiungete sesamo ed alga all'insalata e lasciate insaporire una notte in frigo, chiuso il più ermeticamente possibile: perché? Perché ha un odore di metano che porta via! Però, nonostante l'olezzo, devo dire che di sapore è buono, sta bene come insalata da sola o come contorno di una cotoletta (sgrassa magnificamente), di una scaloppina, di un pesce grasso arrosto, di sardine fritte e via dicendo.
Ed ora tocca a voi! 

lunedì 9 luglio 2012

Parigi: le reportage


Vi ho anticipato che sono stata a Parigi, per l'esattezza 4 gg. 
Non ci andavo da dieci anni, ma ci sono stata varie volte, anche per periodi lunghi. E' un posto che amo molto. Quando si è profilata l'occasione di un week end lungo avevo già le valigie in mano, anzi, lo zainetto, perchè viaggio sempre leggerissima, ai limiti del pauperismo. 
Il problema è che questa volta, per la prima volta, non mi è piaciuta e mi ha delusa. Ecco il perchè della "immagine di copertina" di bassa qualità, turistica, presa a casaccio dalla rete. Ecco perchè dovete sapere che questo post è in realtà un articolo di una nuova entità: La Tavola Polemica. 
Segnalo che ero con la bimba, quindi ho fatto (o rifatto) mete che altrimenti non avrei scelto. 

Primo giorno: la Parigi dei bambini, la Villette-Citè des enfants. 
...E pensare che ci ero andata io, quando ero "una enfant"! Ebbene, tutto come allora, nessuna novità rilevante e anzi molte cose lasciate andare: dagli addetti scazzati che se ne fregano pressoché di tutto (soprattutto di darti una mano) ai giochi rotti o malmessi: ma come si fa ad avere il pannello con penna che fa i disegni luminosi (FI-GA-TA) e mettere a disposizione una penna sola e che funziona ad intermittenza?!!!?
Spettacoli, cinema alla Géode, giochi interattivi tutti in francese: per me non è un problema, ma pensavo che fosse per i bambini (e non è necessario che siano tutti francofoni dalla più tenera età).
Nota inquietante: mentre ci riposiamo al Jardin des dunes et des vents arrivano 15 vigilanti, due macchine della sicurezza, alcune donne sconvolte ed urlanti ed infine la polizia: portano via tre ragazzotti quindicenni che nei bagni hanno molestato sessualmente una bambina di ca. 12 anni. Santo cielo. 
Percorso 2-7 anni alla Citè des enfants
Jardin des dunes et des vents

Secondo giorno: la Parigi del divertimento, Disneyland.
Da madre sentivo di non potermi sottrarre, che avrei fatto un torto mortale alla bambina traumatizzando i suoi ricordi di privazioni inaccettabili. E invece no: dovete rifiutarvi di andare!!! Ingressi per tutti=congestione totale delle attrazioni. Per chiarire: attrazioni che durano in media 2' con code sopra i 40' se vi va bene. Pochi    i giochi con fast pass (che vi prenotano per un orario specifico). E' giusto far aspettare bambini piccoli sotto il sole, in piedi, con genitori impegnati a scongiurare nevrosi e gente che litiga alla morte sulle precedenze in coda? Sono senza pietà e disorganizzati. Sfilata per i 20 anni del parco molto carina, però NON CI ANDATE.
Parata Disneyland 20° anniversario
Carro di toy story

I soldatini di Toy story!

Terzo giorno: la Parigi della cultura, Ile de la citè, Louvre, Tour Eiffel.
Colazione buonissima al marché des Enfants Rrouges con baguette, burro vero, marmellata di cassis e latte al cacao. Prezzo poco popolare di € 8 a testa. Ero andata lì per sbirciare e provare La petit fabrique, che aprirebbe alle 9.00, ma fino alle 10.30 non propone di fatto nulla. Riparleremo di questa specifica esperienza. Nell'aria si diffondono e si mischiano i profumi etnici delle bancarelle, che invitano a ripassare per il pranzo, ma avevamo altri programmi. Se vi capita di aver del tempo disponibile credo proprio valga la pena di provare. Noi, dopo una girata davanti a Notre Dame con Esmeralda e Gobbo come riferimenti, scalpicciamo verso il Louvre, che la prima domenica del mese è gratis. Coda che esce dai confini della realtà e che potrei stimare ad occhio in 2 ore e mezza. All'ingresso presso la piramide noto un'altro ingresso con addetto: lo interrogo e mi dice che non è possibile pagare per entrare prima, né prenotare l'ingresso per dopo e che da lì passano solo disabili e passeggini...Mia figlia ha quattro anni, ma senza passeggino non può entrare!!! Da notare che i passeggini, tra l'altro, li affittano gratuitamente all'interno. Alternative? Stronco il marito e lo rendo disabile all'uopo? Un'altra signora presente che non so che esigenze abbia dopo un po' viene fatta passare di straforo; comincio a fare la simpatica (cosa che odio) e insceno una pantomima: passiamo anche noi. ROBA DA MATTI. Io sono rispettosa delle regole, ma qui o fai il furbo o non sopravvivi ad un sistema palesemente assurdo. L'abbiamo scampata e ci siamo goduti la visita, mi resta l'amarezza di aver fregato gente in coda sotto il sole.
Digressione: il Louvre è sempre bellissimo, mi sono commossa alle lacrime ed ho avuto la pelle d'oca davanti a tante opere e soprattutto a '300/'400 italiani. Più invecchio e più apprezzo opere antiche ed arcane, che prima non mi parlavano con la stessa intensità. Ci sono certi Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Mantegna che ti uccidono; colori da psichedelici, linee e composizioni mai più viste. Poi fatemi dire che Caravaggio, porca troia, è un fottuto genio. Bellissima idea l'esposizione, curata ed affascinante, di Wim Delvoye negli appartamenti reali.
Sono arrivate le 18.00 che non me ne son accorta e non ho più avuto tempo per gli adorati fiamminghi: uffa! Uffa! Uffa! 
Incubo per spostarsi da un piano all'altro con il passeggino, scale comunque obbligatorie in vari punti, mi chiedo come facciano i fruitori in carrozzina. Infine fatemi dire che NON CAPISCO quelli che fanno le foto, in particolare alle opere più famose o alla Gioconda: ma che cazzo te fotografi quando ti viene male, piccola e brutta, sopra a centinaia di teste, quando puoi comprarti una cartolina, una bella stampa o un patinatissimo libro d'arte? Boh...
Usciamo e andiamo alla Tour Eiffel, non ci interessa salire, ma comunque funziona un solo ascensore. Quella sera, prospiciente al Trocadéro, maxi schermo per maxi delusione degli europei Italia-Spagna. 

Cosmè Tura: sì, l'ho trovato sul web ;-)
P'tit dej al marchè des enfants rouges















Quarto giorno: la Parigi del lusso, mattina a Fauchon e Place Vendôme.
Non biasimatemi: da Fauchon mi recavo già in fervente pellegrinaggio ben prima del mio relativamente recente gastrofighettismo. Colazione a 15 €, ma si mangia in due e si gode per quattro. Acchiappo un pane con gocce di cioccolato, un cannelé bordelais (così finalmente capisco che gusto ha) e un mini kougelhopf, con cappuccino medio e spremuta d'arance. Mia figlia fa una standing ovation alla spremuta, dicendomi per la prima volta che fanno qualcosa meglio loro di me; finora ero imbattuta su tutto: dalle crêpes alle quiches.  Assaggio ed effettivamente, senza aggiunta di zucchero, è la spremuta più buona che abbia mai sentito in vita mia. Fantastico anche il Kougelhopf incrostato di zucchero, mentre il pane ha un'aria non del tutto cotta e giungo pacificamente a conclusione che il cannelé non è il mio genere, quindi posso evitare di replicarlo. Poi prendiamo tre macaron: pistacchio, caramello e burro salato, lampone e cioccolato. Ognuno costa € 1,70, ma sono davvero buoni e io tocco il ciel de Paris quando la figliola mi dice che "anche tu li fai molo buoni": certe soddisfazioni non hanno prezzo. Tour di Place Vendôme parzialmente impacchettata per lavori, guardata malinconica a gioielli ed orologi più belli che nei propri sogni. 

Da Fauchon

Bilancio: il cuore mi sanguina ma non ho trovato (o ritrovato) la Parigi che amavo, accogliente ma con la propria identità, disponibile per tutti ma che sa mantenersi chic, esaltatrice e non soccombente alla multiculturalità. Da dire inoltre che ho mangiato sempre malissimo (non volendo spendere cifre importanti). Il livello medio è bassissimo e spero che non faccia scuola. Non è che se a Roma vado a mangiare "random" mi trovo per forza male, non è che devo consultare l'oracolo prima di sedermi a tavola...Ci capiamo? In un paio d'occasioni ho conservato gli scontrini di dove avevo mangiato (cosa che non faccio mai) perchè temevo di stare male la sera!!! Non si può. Unica "esperienza" da cui mi aspettavo qualcosa era Le Comptoir, "ristò-biò" a Les Halles: buona la tajine di pollo con limoni in conserva (v. comunque questa, e non per tirarmela), ma nessuna gastrofania (vi piace questo neologismo? A me sì). Metro sempre puntuale, ma senza artisti validi per i suoi corridoi e con una puzza ed una sporcizia che ne hanno peggiorato la fruibilità. Prezzi carissimi per i trasporti (RER in particolare). Anche i siti dei vari posti dove sono andata sono organizzati piuttosto male, non capisco perchè.
Bonjour, tristesse!

giovedì 5 luglio 2012

Frollafrutta


Assente giustificata causa fuga a Parigi. Il post di oggi non sarà dedicato al viaggetto, ma vi anticipo che sono sopravvissuta SENZA andare da Ladurée, Pierre Hermè, Vivant, Verre Volé e compagnia. 
Volevo invece redde rationem di questa tarte aux mirabelles al burro salato, di deseiniana memoria (ovvero ispirata dal libro "Piccoli spuntini" di Trish Deseine). Il libro ce l'ho da molto e si è rivelato abbastanza deludente, le ricette non funzionano, sono inesatte e spesso impraticabili per chi, come me, ci tiene alla salute nei cibi (è una ridda di grassi animali profusi su...tutto). Queste caratteristiche lo pongono in basso nel mio indice di gradimento, e anzi ne approfitto per dire che tra i principi ispiratori del mio blog c'è l'ONESTA' nel diffondere ricette CORRETTE. 
Ok, precisato ciò, lunedì ero da mia suocera, che mi presenta queste susinette gialle grosse come ciliegie, colte dall'albero in una gita. Mi si è accesa una lampadina: che fossero le famose mirabelles con cui Trish faceva la frolla? Torno a casa, consulto, e scopro che il frutto ci sarebbe in verità tra agosto e settembre, però in Francia, che sta più a nord; mmmmmh... Io le mirabelles non le conosco, ma queste susine gialle sono fantastiche crude e cotte. 
Trascinata dal momento rifaccio la ricetta, viene proprio bene, ed ecco che ve la propongo :-)

Frolle alle susine gialle

Per 8 stampi da tarteletta:
- 275 gr di farina "0"
- 125 gr di burro salato freddo di frigo tagliato a dadini (oppure, potete fare come me che ho aggiunto 2 gr di sale al burro normale) + 15 gr di burro dolce
- 125 gr di zucchero + 2 cucchiai
- un uovo medio
- un cucchiaio di  estratto di vaniglia 
- mezzo kg di susine gialle di qualità sconosciuta
- qualche goccia di limone

Setacciate la farina e mettetela nel mixer insieme al burro, allo zucchero e all'eventuale sale. Mixare ed aggiungere, quando rapprende in granuli, uovo e vaniglia. "Appalla" e ficca in frigo avvolto dalla pellicola per almeno 3 ore. Questa ricetta di pasta frolla è, secondo me, perfetta. Stendere quindi col mattarello su carta da forno infarinata ad uno spessore di 4 mm, tagliate a misura e foderare gli stampi (se non sono antiaderenti imburrateli generosamente). Rimettete in frigo altri 30' a rassodare: in cottura manterranno la forma. Dividere le susine a metà, estrarre il nocciolo, metterle nella frolla con la buccia rivolta verso l'alto; cospargere con qualche goccia di limone, i 15 gr di burro fuso extra e i due cucchiai di zucchero. Infornare per 30' ca. a 180° nel ripiano medio-basso con cottura tradizionale.
Non avete le susine? Chìssene! Farcite le frolle con la frutta che più vi piace: ovviamente che sia buona da cuocere, sennò cuocete le frolle in bianco ricoperte di fagioli secchi e poi metteteci la frutta fresca, in questo caso con una crema o della ricotta che leghi il tutto. 


lunedì 25 giugno 2012

Gradisci una fetta di dolce?


Ieri, in orario aperitivo per scongiurare il gran caldo, si è consumato l'EVENTO. Trenta persone, tra piccole e grandi, confluite nel nostro giardino per il compleanno della mia bimba. La festeggiata era contentissima e vi mostro con molta soddisfazione il risultato finale di quella torta, provata e riprovata, a pezzi, e quindi proposta nella sua versione finale ed assemblata. Si vogliano scusare le orride congiunzioni tra gli strati in crema al burro color puffo: erano perfette finchè una masnada di fanciulline iper-gasate non si è fiondata nell'eremo della cucina dove la decoratrice operava in concentrazione zen, ficcando i santi ditini proprio colà.  Ho rimediato alla bell'e meglio andando sopra con uno strato confusionale, che comunque era golosissimo :-)

Principe, scaletta e scarpetta


Particolare dei topini (gli amici di cenerentola)

Insomma, volete una fetta?




martedì 19 giugno 2012

Mastering the parmigiana


La parmigiana di melanzane, una cosa serissima.
Realizzare quella giusta richiede impegno, perchè o la impari da piccola, o la strada è in salita. Così è stato per me: tanti, tanti, tanti tentativi prima di perfezionare l'infallibilità e tutti i suoi crismi.
Sia chiaro: considerate questa ricetta come un vero regalo che vi faccio, perchè ne sono gelosa e perchè anche i vostri commensali, quando la realizzerete, ne saranno deliziati.
Chiosando un vecchio spot: "funziona, DAVVERO!".
E allora via! Seguite alla lettera :-)

La parmigiana infallibile

Per /4/5 persone (una pirofila):
- 3 melanzane tonde medie (pulite sono ca. 800 gr.)
- 2 latte di polpa di pomodoro "in finissimi pezzi" Mutti (400 gr x2)
- 4 spicchi d'aglio
- 1 manciata di basilico fresco spezzettato a mano
- 2 lt di olio di arachidi
- 125 gr di parmigiano grattugiato
- 3 mozzarelle fiordilatte da 125 gr l'una
- Zucchero, sale, olio evo

Affettate le melanzane a tranci regolari di 3/4 mm di spessore. Mettetele per 30' in una bacinella di acqua salata con un pugnetto di sale grosso. Scolatele ed asciugatele attentamente con un panno di cotone.
Scaldate l'olio in un ampio tegame: e qui...siete duri e puri? Optate come me per il ferro: è l'ideale! Oppure facilitatevi la vita con la friggitrice. In ogni caso è importante che venga fatta una frittura profonda e la temperatura sia costante. Misurate con la sonda il raggiungimento dei 180° ed immediatamente mettete le fette di melanzana a dorare; ci vogliono circa 2' prima di scolarle con l'apposita paletta per i fritti. Mantenete l'olio a 170° per il resto delle fette. Deponetele man mano su carta assorbente, possibilmente di taglio. Dopo averle fritte tutte fatele raffreddare, coprite con pellicola e riponete in frigo per 24 ore.



Potete dedicarvi al sugo. In un tegame di coccio dai bordi alti fate scaldare un giro d'olio d'oliva e mettete i 4 spicchi d'aglio spellati a dorare leggermente, aggiungere la polpa di pomodoro, un cucchiaino di zucchero e 2 cucchiaini di sale fino. Lasciar consumare a fuoco dolcissimo e scoperto per 40'.
A cottura quasi ultimata testare acidità e sapidità, aggiustando di zucchero e di sale. Spegnere e buttare dentro al sugo il basilico.
Il "grande giorno" accendere il forno statico a 180°.
Aggiungere 60 ml d'acqua al sugo di pomodoro ed amalgamare.
Predisporre una pirofila facendo un piccolo strato di pomodoro, disporre le fette di melanzana leggermente accostate, coprire di uno strato di mozzarella tritata ed una spolverata di parmigiano, poi rimettere il pomodoro; fate i vostri strati e concludete con pomodoro ed una spolverata di parmigiano.
Infornate per una cinquantina di minuti. Togliere dal forno, far raffreddare un pò per evitare ustioni di golosità e godetevi il capolavoro.   

giovedì 7 giugno 2012

Prove tecniche di compleanno


I 'ggiovani non sono più quelli di una volta...
Un tempo i compleanni erano una casa, quattro amichetti, la torta e un pò di noia. Ora non più: animatori, affitto locali ed aree gioco, architetture di palloncini, piattini di carta brandizzati con i personaggi dei cartoni ed oltre.
A fine giugno mia figlia compirà quattro anni ed io sto cercando la quadra tra gratificazione e sobrietà. Devo dire che poi, per chi cucina e se ne vanta  ;-) c'è anche il confronto con le altre mamme che ti attendono al varco sulla riuscita della torta.
La richiesta della pupa è precisa: una torta "grande come il mio letto", "a 70 di 50 e 30 piani", con "Cenerentola, il principe, la scarpetta, i topini, la scala (?) e la carrozza".
Traduzione della mamma che aderisce all'iniziativa: tonda, a tre piani, action figure di Cenerentola e del principe, scarpetta in biscotto da applicare su uno degli strati e, se ce la faccio, modellerò dei topini.  

Ho fatto una serie di prove poco incoraggianti per trovare la ricetta giusta, perchè la "torta di compleanno" ricetta "bustina Bartolini" l'avevo fatta l'anno scorso e non posso certo ripetermi; sono passata dalla pound cake (buona di gusto, troppo densa di impasto) alla hot milk cake della Boyle (uno schifo a 360°) per approdare alla classica 4/4. A pensarci bene avrei dovuto orientarmi subito su questa: è per i 4 anni!!! 
Corretta con un pò di succo e buccia di limone, e ridimensionata in burro e zucchero, si presta magnificamente allo scopo: tre piani di torta farciti con crema di yogurt fresca e copertura in sugar paste. Sì, perchè trovare il compromesso tra sofficità e tenuta "plastica" non è per niente semplice, anche perchè io non applico strutture interne per sostenere la verticalità dei piani sovrapposti.
Di seguito vi fornisco le dosi per una torta formato famiglia e non masnada-di-figlioli-e-genitori che intonano "tanti auguri".

Quattro quarti al limone con mousse di yogurt

Per una torta tonda diametro 24 cm:

180 gr farina 00 
1/2 bustina di lievito
1 pizzico di sale
3 uova
170 gr di zucchero
160 gr burro fuso raffreddato
1 limone

Setacciare farina, lievito e sale mentre nella planetaria montate a spuma le uova e lo zucchero (che va aggiunto poco a poco). Fate gonfiare bene le uova, poi aggiungete progressivamente la farina, alternandola al burro fuso. Grattugiare la buccia del limone e spremerne il succo. Aggiungerli all'impasto. Imburrare generosamente lo stampo tondo a cerniera.
Cuocere in forno statico a 180° per 35/40'.

Per la mousse di yogurt: 

1/2 litro di yogurt zuccherato (io ho scelto il Vipiteno)
150 ml panna fresca fredda di frigo
40 gr di zucchero a velo
qualche goccia di limone
60 ml latte fresco intero
2 fogli di colla di pesce (12 gr)

Ammollare la colla di pesce in acqua fredda per 10'. Mescolare lo zucchero con la panna e montarla. Quando è a neve ferma, anche un pò consistente, incorporarla allo yogurt tentando di mantenere la vaporosità del composto. Aggiungere poco limone. Mettere la colla di pesce in un pentolino con il latte e scaldare, mescolando, finchè non è ben caldo (ma non deve raggiungere il bollore). Unire alla mousse di yogurt e mettere a raffreddare in frigorifero per almeno quattro ore. 
Per un effetto più "torta Cameo" potete modificare le dosi in 450 ml di yogurt + 200 ml di panna. Io, che mi faccio un sacco di remore sulle creaturine e la sana alimentazione, non me la sento di portare avanti queste proporzioni di grassi animali.

Quando la torta si sarà raffreddata tagliarla orizzontalmente in due dischi e farcire quello inferiore con la mousse ormai rassodata (proteggete il contorno con un cerchio di carta forno dimodochè non coli fuori). Porre nuovamente in frigo e solo dopo un paio d'ore sovrapporre il disco superiore. Guarnite con zucchero a velo...o sfogatevi in cake design selvaggi ed incontrollati!

lunedì 4 giugno 2012

Cooking for hope


Il terremoto in Emilia, che si è sentito benissimo anche dalle mie parti, mi ha davvero sconfortata. Forse perché mi è prossimo: ho studiato a Bologna, ho amici che vivono lì, è vicino geograficamente e sociologicamente. 
Per chi cucina è una piccola Caporetto: parmigiano, aceto, l'Osteria Francescana, il Lambrusco (che per me è un vino che "mette allegria" e "fa festa"), le amarene,  i salumi...
Mi sento molto triste già così, senza nemmeno citare le vittime e le tendopoli in cui stanno vivendo in molti. 
Così, ieri sera, volevo idealmente cenare con "quelli là", che si arrangiano in comunità, con cucine da campo, e che piangono davanti alle telecamere dicendo che hanno fatto la pasta al pomodoro. Mentre sentivo gli aggiornamenti di cronaca dalle zone distrutte, ho tirato fuori quello zampone di troppo che soggiornava in dispensa dalle svendite di gennaio. 

Risotto allo zampone e fiori di zucca

Per 4 persone:

- 300 gr riso Roma
- mezza cipolla (se l'avete, mettete uno scalogno in sostituzione)
- 2 etti di zampone precotto a dadini piccoli
- 10/12 fiori di zucca
- 1 lt e mezzo di brodo di carne
- 1 foglia di alloro
- mezzo bicchiere di Lambrusco
- burro, olio e parmigiano

Far soffriggere lentamente i dadini di zampone, a fuoco molto basso. Quando avranno rilasciato il loro grasso buttare la cipolla tritata finemente e far appassire con un po' di sale. Aggiungere il riso e tostare a fiamma vivace. Sfumare col Lambrusco. Aggiungete l'alloro e portare a cottura come un classico risotto; a 4' dalla fine della cottura aggiungete i fiori di zucca tagliati a strisce. 
Quando il riso è cotto e all'onda mantecare fuori dal fuoco con un pezzo di burro ed una generosa grattata di parmigiano.   
Ipotesi di variante: lo zampone è buono perché è speziato; si potrebbe "stressare" questa caratteristica mettendo in cottura anche della cannella, del chiodo di garofano e della noce moscata!
Chiedo venia per la foto: stavo per portare in tavola :-)

venerdì 18 maggio 2012

Sablés a modo mio



Quando una ricetta viene trasformata, stravolta, fino a diventare molto dissimile rispetto all'orginale da cui era stata tratta, come si può chiamare? Un omaggio? Allora ecco: questo è un omaggio ad un sito che seguo da molto tempo e piuttosto conosciuto; a ragione, perchè ci sono foto e ricette bellissime, tutte dedicate al mondo del dolce. 
Non avevo gli ingredienti di Tuki, se non la farina di castagne che stava lentamente morendo in dispensa, lì, malinconica... L'avevo proprio tenuta per realizzare la sua ricetta, poi i mille impegni mi hanno portato a dimenticarla. L'altro giorno, frustrata da non aver potuto lavorare sui sablés originali, ho preso di botto quanto in mio possesso e l'ho tentati. Ho sfornato dei biscottini stupendi, a mio parere; perciò eccovi la ricetta, così, per dire che la serendipità esiste ;-) 


Sablés con castagne e nocciole


Per due teglie e mezzo:

180 gr di burro freddo a dadini piccoli
60 gr zucchero a velo vanigliato
100 gr farina di castagne
80 gr farina 00
90 gr fiocchi integrali (Nice Morning di Kellog's)
100 gr nocciole
1/2 uovo temperato (sbattere leggermente un uovo con la forchetta e preservarne metà)
15 gr miele di castagno
un pizzico abbondante di sale

Montare il burro con lo zucchero finché diventa bello spumoso e forma dei picchi morbidi.
Frullare con una lama i fiocchi integrali e le nocciole fino a ridurli in polvere.
Setacciare le farine con il sale ed aggiungerle al burro zuccherato. Man mano che il composto si amalgama aggiungere il mezzo uovo, il miele ed il resto degli ingredienti a cucchiaiate. 
L'impasto va lasciato riposare lungamente in frigorifero (direi 4 ore), meglio se per tutta la notte.
Stendere tra due fogli di carta da forno con pochissima farina bianca allo spessore di 4 mm e ricavarne tanti tondi con un coppapasta (la dimensione del mio è 5 cm).
Disporre i biscotti, lievemente distanziati, su una placca ricoperta di carta da forno e mettere in frigo a rassodare per 15/20'. Infornare a 180° per 12' in forno ventilato. Appena i biscotti si saranno raffreddati tanto da consentirne lo spostamento, alzarli dalla placca con una spatola e metterli a raffreddare su una griglia.
Sono ottimi così, ma diventano un vero peccato di gola se li farcirete a coppiette con una marmellata che contrasti con il sapore di castagne e nocciole, come una marmellata di calamondini... Non l'avete in dispensa?!?!?!?!?!?  :-o 
Appuntamento al prossimo post!  

giovedì 10 maggio 2012

Menu di primavera


Molto soddisfatta di avervi incuriositi con il mio orto-giardino, vi posto rapidamente la notizia che il sito www.latavolatoscana.it è stato aggiornato (in verità, già da un pò) con nuove foto ed alcune proposte menu' primaverili.


La "pentola primaverile di verdure e calamari", cucinati con pepe rosa e zenzero, è una delle ricette originali concepite per la presentazione di Milano, infatti si cuoce tutto in pentola "Revolution" e si aggiungono infine, a fuoco spento, i calamari puliti, che si scaldano con i vapori delle verdure sottostanti, diventando morbidissimi e con un sapore estremamente "pulito". Olio extravergine toscano e verdure novelle freschissime sono d'obbligo ;-)

mercoledì 2 maggio 2012

Un été brûlant

Bouganville appena messa a dimora

Io l'avevo detto...che stavo preparando la mia terra... 
E' una grande soddisfazione avere della terra tutta per sé. Non tanta, ché è troppo impegnativa, ma un po' sì. 
Così, come avevo annunciato nei blog precedenti, mi sono presa del tempo per preparare alla "prova costume" orto e giardino.
Lo scorso anno, fresca di trasferimento nella casa restaurata e ristrutturata, avevo cominciato ad impratichirmi nella coltivazione dell'orto. Ciò che è stato meraviglioso fin da subito è stata la scoperta che è facile. Io ho il "pollice nero", o se preferite il "pollice verso", cioè faccio morire le piante (da fiore, da appartamento, da comodino...tutte). Invece, con gli ortaggi, senza alcuna preparazione pratica ma solo libraria, ho avuto la soddisfazione di grandi risultati. Cosa intendo? Pomodori, insalata e zucchine da giugno a tutto ottobre, ma anche carote dolcissime, piselli e fragole. 
Così ho fatto una scoperta bellissima ed intima: LA NATURA E' GENEROSA.  
Ecco che quest'anno ho nuovamente vangato il mio micro-orto e seminato e piantato. Non sarà l'assetto definitivo dei prossimi anni (voglio tornare alla tecnica del cosiddetto "letto profondo"), ma intanto "porto a casa" un'altra estate di soddisfazioni giardiniere, biologiche e cucinose.
Poi, abitando a Buggiano, mio marito ha giustamente scelto di impiantare le splendide piante di agrumi che vedete qui sotto, ed io ho voluto una bouganville flamboyante, accanto al pozzo: entrate nel giardino con me...

Limoncino dolce

  
Abbiamo scelto di alternare diverse varietà: limoncino dolce, limoni carrubaro, lunato e toscano, pompelmi rosa, cedri ed un arancio dolce. 
Spalliera di agrumi



E qui invece il famoso fazzoletto di terra le cui soddisfazioni sono, in ordine sparso:
- erbe aromatiche FRESCHE ogni volta che voglio

Da sx: origano, maggiorana, dragoncello, melissa e menta
Erba cipollina in fiore

- Piselli ed insalate la cui filiera è talmente corta che li colgo giusto fuori della porta di cucina :-) 
Nota di merito dell'insalata: si digerisce perfettamente; nota di merito dei piselli: avete mai sentito come sono dolci mangiati crudi appena raccolti?
- Prossimamente piccoli frutti a costo zero (mentre nei negozi ti spellano) e non vedo l'ora di mangiarmi l'uva spina che adoro

Insalata gentilina e piselli appena spuntati
Sotto l'innaffiatoio l'uva spina, accanto il lampone






 - i Pomodori VERI, sì, quelli che sanno di qualcosa e non sono tutta acqua. 

Pomodori (cuore di bue, pendolini e ciliegia) con le canne.
Aiuola di salvia, prezzemolo riccio e rosmarino

Ok, ci saranno anche le melanzane" tonda di Firenze" e qualche melone retato, non documentati in foto. Mi resta ancora spazio in qualche cassetta di cotto per qualche idea dell'ultimo minuto e sto pensando a dove cacciare un'anguria o due, ma l'impianto è questo fino a settembre/ottobre, quando tenterò l'avventura delle verdure invernali.

lunedì 23 aprile 2012

Sushi for dummies


Fare i maki, una piacevole ossessione...
Recupero l'esperienza milanese per dire che c'è uno "strumentino" fatto apposta per questo. Fare dei maki con lo stuoino di bambù è molto zen, ma anche un po' difficile...In foto vi mostro dei maki di cetriolo, salmone e carota, e svelo subito che dietro la foto c'è l'Easy sushi, questo apparecchietto che permette di "rollare" maki come se piovesse, e tutti perfetti nella forma e nella tenuta. Con l'Easy sushi si possono fare i maki avvolti nella classica alga nori con qualsiasi ripieno desideriate, ma anche quelli "invertiti" con il riso fuori e l'alga ed il ripieno dentro.
Chiaramente insieme al prodotto c'è un librettino ricettoso molto carino, ma va da se che "gente creativa" il maki se lo fa da se. Non poniamo limiti alla fantasia: ad esempio quelli con dentro la frutta sono assolutamente alla moda, di questi tempi...
Piccola nota della blogger: non so quanti di noi facciano un'intera cena giapp, ma io amo moltissimo servire i maki come aperitivo insieme a un mojito o un americano (quest'ultimo è il mio pre-dinner preferito in assoluto). E' davvero super fico!  ;-) 

venerdì 20 aprile 2012

Torta allo yogurt ⁿ

Ammetto di essere avvolta da una flânerie fuori stagione, anzi tipicamente novembrina. Sono giorni in cui è tornato il comfort food da caminetto (e infatti sto finendo gli ultimi ceppi), mangio arance e limoni per combattere ipotetici raffreddori e guardo sulla finestra il colare irregolare della pioggia...
Ecco perché oggi posto una ricetta facile, morbida, che riscalda ed illumina la colazione, pasto importante nella mia giornata (e anche per i nutrizionisti).
Lo so, lo so, lo so che la torta allo yogurt l'hanno postata TUTTI, ma non tutti vi dicono che yogurt usare, quale olio e quale lievito. Sì, piccole differenze che fanno tanto nella resa finale e nella conservabilità; la mia torta, se nessuno ve la finisce proditoriamente con incursioni lampo, resta morbida e fragrante per diversi giorni.
Per tutto ciò voglio ringraziare Norma, la splendida donna che mi ha passato la ricetta giusta. E' bello condividere tra amiche i segreti di cucina, con la generosità di chi sente tutta l'intimità del donare una ricetta.



Torta allo yogurt
(quella definitiva)


- 300 gr zucchero
- 3 uova medie
- 200 gr di farina 00 setacciata con 100 gr di maizena e una bustina di lievito Bertolini
- 1 pizzico di sale
- la buccia di un limone
- 180 ml di olio di arachidi
- 1 vasetto di Activia Danone bianco
- estratto di vaniglia (2 cucchiai)

Sbattere le uova con lo zucchero schiarendo il composto; aggiungere a cucchiaiate la farina e progressivamente gli altri ingredienti. Versare in una teglia imburrata e velata di farina ed infornare a 180° per 40-45' in forno ventilato.
Questa la versione base, ma poi... aggiungere granelli di zucchero e pinoli sulla superficie, mele a raggiera sul fondo, cacao nell'impasto. Una volta cotta: farcitela, glassatela, ricopritela, intagliatela.....................





martedì 10 aprile 2012

Dal Nordafrica a Milano



Reduce da Milano e da un'insolito pranzo di Pasqua al ristorante (cucino sempre io alle grandi occasioni) comincio col postare le ricette presentate in Rinascente sabato scorso. Ho deciso di partire da questo "provocatorio" matrimonio tra uno strumento di cottura nordafricano e il più squisito dei risotti che io conosca, con esiti meravigliosi. La tajine in questione chiude perfettamente permettendo l'uso della metà del brodo normalmente impiegato, preservando quindi gli aromi al massimo, mentre il calore costante ed equilibrato fa sì che non si intervenga mai nei minuti 16-18' di cottura, perché i chicchi non si attaccano ed anzi rilasciano con gradualità il loro amido, cremosamente.

Risotto alla milanese "tradizionale" nella tajine

Strumenti di cottura: Tajine Revol, padella De buyer per blinis


Ingredienti per 6 persone:
Zafferano in stimmi
Burro gr 100
Midollo di bue gr 50
1/2 cipolla tritata
Riso Vialone gr 400
750 ml di brodo di carne
Parmigiano o Grana gr 80

Predisporre la Tajine portando a bollore due dita d'acqua, quindi asciugare bene e cominciare la preparazione

Nel padellino tostare brevemente lo zafferano avvolto in carta stagnola.
Fondere 50 gr di burro nel fondo della tajine e rosolare la cipolla tritata e salata con il midollo, senza far colorire. Tostare il riso. Ora regolare la fiamma al minimo (sul fornello del caffè, per capirci) e portare a cottura aggiungendo 700 ml di brodo caldo. A 5' dal termine della cottura aggiungere lo zafferano annegato nel restante brodo bollente. Spegnere e mantecare col burro ed il Parmigiano grattugiato fuori dalla fiamma per un paio di minuti prima di servire.

Il giorno successivo si può ripassare in burro spumeggiante il riso nel padellino De Bruyer appiattendolo come una spessa frittella, per ottenere un delizioso risotto croccante!
Se lo gradite potete far sobbollire in un pentolino, a fiamma bassa, poco brodo con il formaggio grattugiato portando a consistenza di crema densa e legando con una noce di burro. Profumare con la noce moscata e servire in accompagnamento al riso rifatto.

Devo confessare che questa era l'unica ricetta ancora "da freddo" che avevo in programma; tutto il resto, lo vedrete, era un delicato invito alla primavera ed alle gite fuori porta. Visto il meteo di questi giorni ve la dedico come un confortevole plaid :-)