lunedì 22 aprile 2013

Cheffai domenica?


Annunciazione, annunciazione:
 ricordo a tutti l'evento "La campagna dentro le mura 2013" a Buggiano Castello (PT).
Le domeniche di apertura sono il 28/04 e il 5/5/2013. Per tutte le info cliccare QUI...
Vi aspetto!!! :-)


venerdì 22 marzo 2013

A la manière de...


Esiste, nella vita di ognuno, una lunga sfilza di imitazioni: indotte, inconsce, surrettizie...
In linea di principio sono l'anima dell'apprendimento, e mi piace riportare il concetto indietro nel tempo al suo significato etimologico, classico (ed umanistico) di imitatio: il processo di crescita in relazione agli auctores di riferimento. 
Se dovessi individuare quali sono i miei citerei, in rigoroso ordine-confuso: Donna Hay, i maestri del mai abbastanza rimpianto mensile "Grand Gourmet", Nicla Nardi, Slow Food e tutto quello che faceva nella sua versione più godereccia, terrena e conviviale (quindi più Arcigola da osteria e meno Terra Madre), certa sfuggente ed esoterica macrobiotica di provincia anni '80, oltre, ovviamente, a tantissimo web. 
Non sono mai stata particolarmente attratta, invece, dagli chef "televisivi", per quanto coinvolgenti. 
Eppure...
Qualche domenica fa ho visto "Cucina con Ramsey", una puntata dedicata al Brunch. Tra i suoi trucchi di cucina assolutamente inutili e le sue rugose espressioni facciali (non lo stimo affatgto un sex symbol, anzi mi pare assurdo che qualcuno ci riesca), mi hanno colpito due ricette: un pancake ripieno di patate e la frittata. 
Il primo lo devo ancora replicare, la frittata, invece, è un capolavoro. Ve la propongo con le dosi che ho fatto io perchè, incredibile ma vero per una tv star come Gordy, questa ricetta non ha trovato spazio su internet.
La foto che presento non le rende la dovuta giustizia: è stata scattata da cellulare, nella pausa pranzo...però vi consiglio tantissimo la ricetta, che è deliziosa sia calda appena fatta, che fredda nei giorni successivi. 
Requisito imprescindibile per la realizzazione la padella di ferro. Non l'avete? VERGOGNA!

FRITTATA DI RAMSEY

Per 4 mostri affamati oppure per 6 persone normali (non ne fate meno: sfondatevi piuttosto!):

6 uova a temperatura ambiente
4/5 fette di pancetta affumicata (bacon) affettata a striscioline
3 manciate di piselli, anche surgelati
mezzo peperone rosso ridotto a cubetti
3 cipollotti affettati 
5 grandi foglie di basilico fresco, spezzate a mano
60 gr di Brie in pezzetti (nell'originale era formaggio di capra fresco)
60 gr Parmigiano
sale e pepe nero

Scaldare la padella con il bacon, quando scioglie aggiungere le verdure e salare. Protrarre la cottura per una decina di minuti, regolando la fiamma a fuoco moderato. 
Accendere il grill del forno a 180°.
A parte rompere le uova e sbatterle brevemente con la forchetta, 40 gr di Parmigiano, le foglie di basilico, sale e abbondante pepe nero macinato al momento. Versare sulle verdure precedentemente livellate col dorso di un cucchiaio. Quando i bordi cominciano a rapprendere e il sopra risulta ancora liquido in piccole pozzette di uova spolverare col restante Parmigiano e passare a gratinare per 5'. Sfornate Sua Gonfiosità.
Delicious!

mercoledì 13 marzo 2013

Coccole per giornate piovose


Non pensavo proprio avrei pubblicato, a metà marzo, una ricetta del genere: calda, cremosa, da serata invernale di una famiglia raccolta a raccontarsi cosa è successo durante la giornata a tv spenta. Eppure...il tempo è quello che è, ci lega inevitabilmente a desideri di intimità e di tempi rallentati. Niente di meglio, allora, dei gnocchi di semolino. La ricetta è stata rielaborata da una apparsa su veganblog, di cui tradisco lo spirito mettendo il tradizionale latte e burro, come se niente fosse...Mi scuserete, mi scuseranno, se il latte intero ed il burro fuso sono ancora per me piaceri della vita cui mi dedico raramente, ma convintamente. 
Trovo geniale per il risultato l'arricchimento con la zucca di questa ricetta, che riesce migliorata nella texture, più saporita e più sana di quella originale. 
Finché dura l'inverno siate generosi con voi stessi ed indulgete tra cremosità e crosticine croccanti!

GNOCCHI DI SEMOLINO E ZUCCA 

Per 5 persone:
- 450 gr di zucca cotta al vapore o in forno senza condimento (considerare una zucca cruda di 800 gr per ricavare questa porzione)
- 1 lt di latte fresco intero
- 100 gr di burro
- 100 gr di parmigiano grattugiato
- 5 belle foglie di salvia
- noce moscata, sale e pepe nero

Quando la zucca si è intiepidita passatela allo schiacciapatate e salatela. 
Far scaldare il latte con 50 gr di burro, la noce moscata, il pepe ed il sale in una casseruola capiente, quando sta quasi per bollire versare il semolino a pioggia e mescolare energicamente con una frusta per evitare la formazione di grumi. proseguire la cottura mescolando ininterrottamente con un cucchiaio di legno, per 10'. Infine versare la purea di zucca e mescolare per amalgamare, aggiustare di sale ed incorporare 40 gr di parmigiano. Versare su un piano inumidito di acqua o su carta da formo, ad uno spessore di  1 cm, aiutandosi con una spatola anch'essa inumidita per evitare che il composto si attacchi, dandogli forma rettangolare. Quando freddo tagliare a losanghe (così non c'è scarto) ed alternare a strati in una pirofila generosamente imburrata, sovrapponendo agli gnocchi una spennellata del rimanente burro fuso, una spolverata di parmigiano e le foglie di salvia spezzettate (se amate un gusto più forte della salvia, la potete tritare e mettere nell'impasto a fine cottura del semolino). Infornare a 200 gr per 10' più 5 con il grill. 
Astenersi dal buttarsi in bocca subito gli gnocchi se non volete andare al reparto grandi ustionati. 

venerdì 2 novembre 2012

Nuova linfa

Dov'è finito l'orto? Quello annunciato, urlato, ad inizio estate? 

Quest'anno mi ha dato soddisfazioni medie, e le ragioni sono molteplici: non ho preparato il terreno con la concimazione organica adeguata, ho cambiato idea in corso d'opera (e i morti mi dicono che queste cose non si fanno), il caldo è stato estenuante e le innaffiature, superati certi livelli, non bastano comunque. Sono tre errori gravi, e le colture non mi hanno perdonata. Sono morte l'uva spina (spostata due volte dopo il trapianto) e forse more e lamponi (lo vedrò la primavera prossima); Kaputt anche il melone (non so perchè, NON LO SO), piselli stentati e pochi (ma perchèccavolo ho usato i semi dell'anno precedente???), ed infine le melanzane, che mi suscitano un interrogativo grande come una casa: non sono cresciute di un solo centimetro per tutta l'estate, perdendo quei quattro fiori in croce che avevano messo su, a fatica.

Oggi, mese di novembre, mi vedo le piante cresciute, piene di fiori e con tre bei pomi viola pronti da cogliere.

Ho comunque mangiato ottime verdure, ho gioito dei successi, ma una cosa l'ho trovata crudele: il caldo mi ha ucciso le piantine di cavoli che avevo seminato, erano germogliate, e le avevo trapiantate nelle aiuole. Quella settimana sono arrivati i 40°, tutto è diventato giallo e sfinito. Ma c'è un però: ho ricomprato piantine già pronte, le ho tenute all'ombra e finalmente, in questi giorni, ho preparato nuove parcelle e messo a dimora (che termine bellissimo).


Questa passata stagione mi ha comunque permesso di ragionare sull'impianto generale, capendo quale sia la disposizione delle mie piccole aiuole per il futuro. Non è una cosa facile coniugare estetica e funzionalità in un posto così piccolo, ma penso di esserci arrivata. Allora ho scavato di nuovo, vangato e sciolto ancora, tirato su pietre e concimato. Ve lo presento in queste foto.
Sono pronta per l'inverno, e le mie piante con me.
E quindi: cavolfiori, cavolo nero, cavoletti di bruxelles

Lattughino da taglio, cicoria, insalata "Regina dei ghiacci"

porri 

e quelle melanzane che ancora non hanno voluto andarsene. 

Addirittura stanno rispuntando germogli di pomodoro e di basilico, autodisseminatisi (ma se li acchiappo e li metto in vasetti in casa, poi li potrò trapiantare a primavera per avere delle primizie??? Dovrò provare...).

Ovvio che poi ho ancora tutte le aromatiche schierate sull'attenti.

 


Questa sera sono uscita, già buio, per sostare in questo mio giardino. Ho sentito profumo di terra, silenzio e molta pace. La sensazione di leggerezza, la calma di "quando è tutto pronto" mi hanno fatto sentire una quiete ricca e profonda. Sono orgogliosa di coltivare la terra.    

domenica 7 ottobre 2012

Stufi di stufare (le stesse cose)


Stufare: verbo/religione di cottura che trovo fantastica e che vive i suoi fasti nelle prossime due stagioni...
Sì, ma cosa? Abbiamo stufato e ci siamo stufati di manzi nel vino, polli nella tajine, maiali sbronzi di birra e verdure tanto morbide da tagliarsi col grissino.
Vista la mia passione per l'insolito di questi ultimi tempi vado di seitan. 
Ricetta che mi sono inventata lì per lì in una sera che guardavo queste bistecchine vegetali comprate d'impulso perchè "in offerta, tanto poi qualcosa ci faccio", con un porro che stava per lasciarmi e altre verdure a far da contraltare. Mi è piaciuto e allora ve lo propongo.

Stufato di seitan e verdure invernali

Per tre persone:
- 4 bistecchine di seitan affettate "a spezzatino"
- 2 cipolle bionde tagliate in 8 spicchi
- 1 porro affettato a rondelle
- un paio di infiorescenze di broccolo divise a pezzetti
- 3 piccole carote (200 gr pulite) a dadini
- 1 cucchiaio di maizena
- 1 cucchiaio di salsa di soia 
- olio di sesamo (o di semi, non d'oliva)

Tirate fuori l'artiglieria pesante: è tempo di usare quella pentola figa che vi eravate comprate pensando di fare chissà cosa, dedicando i vostri pomeriggi un pò grimy a meditare, come nonne precoci, vicino ad una pentola sbuffante.
Imbiondire nell'olio le cipolle a spicchi con i porri; mettete anche la dadolata di carote e "salare" con la salsa di soia. Far ammorbidire per ca. 10' a pentola coperta e fuoco basso, aggiungendo eventualmente poca acqua. Aggiungere quindi i broccoli e coprire nuovamente per altri 10'. A questo punto immergete in pentola in seitan insieme a 250 ml d'acqua. Girare e spolverare con la maizena, facendola cadere da un setaccio; mescolare e coprire per altri 40'. A fine cottura assaggiare e regolare di sale e pepe. Ad libitum, speziate con ciò che vi piace di più.  


giovedì 27 settembre 2012

Di svolte e di radici...


Se penso che era dal 9 luglio che non aggiornavo...un po' mi vergogno...ma nemmeno tanto :-)
"Ho fatto cose" nel frattempo, come cambiare lavoro, andare in vacanza, avere le crisi di pressione bassa per i 40° dalle 8 del mattino, prendermi cura di me...
E rieccoci qui, pronti a ricominciare, come se fosse l'anno scolastico a fare il calendario.
Torno con qualcosa di un po' atipico, ma che era nell'aria, nella mia mente, da tempo. Diciamo che sento il bisogno di un cibo diverso, da qualche tempo; una svolta non dico vegan, ma certamente sulla cotè vegetale...ed ecco che, passeggiando sulle splendide mura di Lucca, durante la meravigliosa manifestazione Murabilia dedicata alle piante, trovo un libretto ispiratore: "Radici e tuberi in cucina", Terra Nuova Edizioni. "Oibò!" - esclamo io, e lo compro. Tra l'altro, è consigliato dal "Progetto vivere vegan" (????????????????).
Beh, è mooolto interessante; mi piace, non so...è insolito. Non l'ho ancora praticato molto, e mi riprometto di farlo, ma sono subito andata a provare qualcosa che veramente mi affascinava dai tempi in cui Esselunga l'ha inopinatamente tirato fuori sui banchi dell'ortofrutta. Signore e Signori..........: il DAIKON! 
Ed eccovi, riveduta e corretta, la

INSALATA DI DAIKON MARINATO CON SESAMO E NORI

Per 4 persone:
- 600 gr di daikon intero
- succo di 1/2 limone
- 3 cucchiai di olio di sesamo
- 2 cucchiai di acidulato di riso
- 1 cucchiaio di succo d'agave
- 1 cucchiaio di semi di sesamo neri e bianchi
- 1 foglio di alga Nori
- sale

Dopo aver girato mille città per procurarvi gli esotici ingredienti, pelate ed affettate sottile il daikon in rondelle e poi a mezzelune, irroratelo col limone e gli altri liquidi; salate. In un padellino di ferro tostate i semi di sesamo e poi lasciateli raffreddare (sennò si inzuppano e si ammosciano). Sulla fiamma passate il foglio di Nori facendogli cambiare colore da nero a verde, poi sbriciolatelo tra le mani, raccogliendolo su un tagliere. Aggiungete sesamo ed alga all'insalata e lasciate insaporire una notte in frigo, chiuso il più ermeticamente possibile: perché? Perché ha un odore di metano che porta via! Però, nonostante l'olezzo, devo dire che di sapore è buono, sta bene come insalata da sola o come contorno di una cotoletta (sgrassa magnificamente), di una scaloppina, di un pesce grasso arrosto, di sardine fritte e via dicendo.
Ed ora tocca a voi! 

lunedì 9 luglio 2012

Parigi: le reportage


Vi ho anticipato che sono stata a Parigi, per l'esattezza 4 gg. 
Non ci andavo da dieci anni, ma ci sono stata varie volte, anche per periodi lunghi. E' un posto che amo molto. Quando si è profilata l'occasione di un week end lungo avevo già le valigie in mano, anzi, lo zainetto, perchè viaggio sempre leggerissima, ai limiti del pauperismo. 
Il problema è che questa volta, per la prima volta, non mi è piaciuta e mi ha delusa. Ecco il perchè della "immagine di copertina" di bassa qualità, turistica, presa a casaccio dalla rete. Ecco perchè dovete sapere che questo post è in realtà un articolo di una nuova entità: La Tavola Polemica. 
Segnalo che ero con la bimba, quindi ho fatto (o rifatto) mete che altrimenti non avrei scelto. 

Primo giorno: la Parigi dei bambini, la Villette-Citè des enfants. 
...E pensare che ci ero andata io, quando ero "una enfant"! Ebbene, tutto come allora, nessuna novità rilevante e anzi molte cose lasciate andare: dagli addetti scazzati che se ne fregano pressoché di tutto (soprattutto di darti una mano) ai giochi rotti o malmessi: ma come si fa ad avere il pannello con penna che fa i disegni luminosi (FI-GA-TA) e mettere a disposizione una penna sola e che funziona ad intermittenza?!!!?
Spettacoli, cinema alla Géode, giochi interattivi tutti in francese: per me non è un problema, ma pensavo che fosse per i bambini (e non è necessario che siano tutti francofoni dalla più tenera età).
Nota inquietante: mentre ci riposiamo al Jardin des dunes et des vents arrivano 15 vigilanti, due macchine della sicurezza, alcune donne sconvolte ed urlanti ed infine la polizia: portano via tre ragazzotti quindicenni che nei bagni hanno molestato sessualmente una bambina di ca. 12 anni. Santo cielo. 
Percorso 2-7 anni alla Citè des enfants
Jardin des dunes et des vents

Secondo giorno: la Parigi del divertimento, Disneyland.
Da madre sentivo di non potermi sottrarre, che avrei fatto un torto mortale alla bambina traumatizzando i suoi ricordi di privazioni inaccettabili. E invece no: dovete rifiutarvi di andare!!! Ingressi per tutti=congestione totale delle attrazioni. Per chiarire: attrazioni che durano in media 2' con code sopra i 40' se vi va bene. Pochi    i giochi con fast pass (che vi prenotano per un orario specifico). E' giusto far aspettare bambini piccoli sotto il sole, in piedi, con genitori impegnati a scongiurare nevrosi e gente che litiga alla morte sulle precedenze in coda? Sono senza pietà e disorganizzati. Sfilata per i 20 anni del parco molto carina, però NON CI ANDATE.
Parata Disneyland 20° anniversario
Carro di toy story

I soldatini di Toy story!

Terzo giorno: la Parigi della cultura, Ile de la citè, Louvre, Tour Eiffel.
Colazione buonissima al marché des Enfants Rrouges con baguette, burro vero, marmellata di cassis e latte al cacao. Prezzo poco popolare di € 8 a testa. Ero andata lì per sbirciare e provare La petit fabrique, che aprirebbe alle 9.00, ma fino alle 10.30 non propone di fatto nulla. Riparleremo di questa specifica esperienza. Nell'aria si diffondono e si mischiano i profumi etnici delle bancarelle, che invitano a ripassare per il pranzo, ma avevamo altri programmi. Se vi capita di aver del tempo disponibile credo proprio valga la pena di provare. Noi, dopo una girata davanti a Notre Dame con Esmeralda e Gobbo come riferimenti, scalpicciamo verso il Louvre, che la prima domenica del mese è gratis. Coda che esce dai confini della realtà e che potrei stimare ad occhio in 2 ore e mezza. All'ingresso presso la piramide noto un'altro ingresso con addetto: lo interrogo e mi dice che non è possibile pagare per entrare prima, né prenotare l'ingresso per dopo e che da lì passano solo disabili e passeggini...Mia figlia ha quattro anni, ma senza passeggino non può entrare!!! Da notare che i passeggini, tra l'altro, li affittano gratuitamente all'interno. Alternative? Stronco il marito e lo rendo disabile all'uopo? Un'altra signora presente che non so che esigenze abbia dopo un po' viene fatta passare di straforo; comincio a fare la simpatica (cosa che odio) e insceno una pantomima: passiamo anche noi. ROBA DA MATTI. Io sono rispettosa delle regole, ma qui o fai il furbo o non sopravvivi ad un sistema palesemente assurdo. L'abbiamo scampata e ci siamo goduti la visita, mi resta l'amarezza di aver fregato gente in coda sotto il sole.
Digressione: il Louvre è sempre bellissimo, mi sono commossa alle lacrime ed ho avuto la pelle d'oca davanti a tante opere e soprattutto a '300/'400 italiani. Più invecchio e più apprezzo opere antiche ed arcane, che prima non mi parlavano con la stessa intensità. Ci sono certi Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Mantegna che ti uccidono; colori da psichedelici, linee e composizioni mai più viste. Poi fatemi dire che Caravaggio, porca troia, è un fottuto genio. Bellissima idea l'esposizione, curata ed affascinante, di Wim Delvoye negli appartamenti reali.
Sono arrivate le 18.00 che non me ne son accorta e non ho più avuto tempo per gli adorati fiamminghi: uffa! Uffa! Uffa! 
Incubo per spostarsi da un piano all'altro con il passeggino, scale comunque obbligatorie in vari punti, mi chiedo come facciano i fruitori in carrozzina. Infine fatemi dire che NON CAPISCO quelli che fanno le foto, in particolare alle opere più famose o alla Gioconda: ma che cazzo te fotografi quando ti viene male, piccola e brutta, sopra a centinaia di teste, quando puoi comprarti una cartolina, una bella stampa o un patinatissimo libro d'arte? Boh...
Usciamo e andiamo alla Tour Eiffel, non ci interessa salire, ma comunque funziona un solo ascensore. Quella sera, prospiciente al Trocadéro, maxi schermo per maxi delusione degli europei Italia-Spagna. 

Cosmè Tura: sì, l'ho trovato sul web ;-)
P'tit dej al marchè des enfants rouges















Quarto giorno: la Parigi del lusso, mattina a Fauchon e Place Vendôme.
Non biasimatemi: da Fauchon mi recavo già in fervente pellegrinaggio ben prima del mio relativamente recente gastrofighettismo. Colazione a 15 €, ma si mangia in due e si gode per quattro. Acchiappo un pane con gocce di cioccolato, un cannelé bordelais (così finalmente capisco che gusto ha) e un mini kougelhopf, con cappuccino medio e spremuta d'arance. Mia figlia fa una standing ovation alla spremuta, dicendomi per la prima volta che fanno qualcosa meglio loro di me; finora ero imbattuta su tutto: dalle crêpes alle quiches.  Assaggio ed effettivamente, senza aggiunta di zucchero, è la spremuta più buona che abbia mai sentito in vita mia. Fantastico anche il Kougelhopf incrostato di zucchero, mentre il pane ha un'aria non del tutto cotta e giungo pacificamente a conclusione che il cannelé non è il mio genere, quindi posso evitare di replicarlo. Poi prendiamo tre macaron: pistacchio, caramello e burro salato, lampone e cioccolato. Ognuno costa € 1,70, ma sono davvero buoni e io tocco il ciel de Paris quando la figliola mi dice che "anche tu li fai molo buoni": certe soddisfazioni non hanno prezzo. Tour di Place Vendôme parzialmente impacchettata per lavori, guardata malinconica a gioielli ed orologi più belli che nei propri sogni. 

Da Fauchon

Bilancio: il cuore mi sanguina ma non ho trovato (o ritrovato) la Parigi che amavo, accogliente ma con la propria identità, disponibile per tutti ma che sa mantenersi chic, esaltatrice e non soccombente alla multiculturalità. Da dire inoltre che ho mangiato sempre malissimo (non volendo spendere cifre importanti). Il livello medio è bassissimo e spero che non faccia scuola. Non è che se a Roma vado a mangiare "random" mi trovo per forza male, non è che devo consultare l'oracolo prima di sedermi a tavola...Ci capiamo? In un paio d'occasioni ho conservato gli scontrini di dove avevo mangiato (cosa che non faccio mai) perchè temevo di stare male la sera!!! Non si può. Unica "esperienza" da cui mi aspettavo qualcosa era Le Comptoir, "ristò-biò" a Les Halles: buona la tajine di pollo con limoni in conserva (v. comunque questa, e non per tirarmela), ma nessuna gastrofania (vi piace questo neologismo? A me sì). Metro sempre puntuale, ma senza artisti validi per i suoi corridoi e con una puzza ed una sporcizia che ne hanno peggiorato la fruibilità. Prezzi carissimi per i trasporti (RER in particolare). Anche i siti dei vari posti dove sono andata sono organizzati piuttosto male, non capisco perchè.
Bonjour, tristesse!